Amalfi Città Solidale
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In occasione del 50° anniversario della Regata storica della antiche Repubbliche marinare, Amalfi saluta ed accoglie non solo le rappresentanze di Genova, Pisa e Venezia, che con essa condividono un glorioso passato basato sul primato dei traffici e sul domino nel Mediterraneo, ma persone provenienti da tutte le parti del mondo.
Tutti sicuramente conoscono Amalfi per la suggestiva bellezza dei paesaggi e dei cimeli del suo glorioso passato, ma soprattutto per la sua impronta di civiltà lasciata presso tutti i popoli, che, intorno all'anno mille, gravitavano nell'aria del Mediterraneo: gli amalfitani fondavano città, creavano mercati ed ospedali, aprivano strade a nuovi commerci, difendevano l'arte e rafforzavano la fiducia nel diritto. Samuel Rogers, nel 1830, nel suo libro "L'Italia un poema", a proposito di Amalfi, scrive: «Un tempo le sue monete d'argento e d'oro, si scambiavano in terre lontane; si piegavano i popoli alla sua saggezza; sua la legge che puniva i crimini nel mare.
Nel suo porto attraccavano prue strane e bizzarre, dal Nilo e dal Niger, uomini di varie fattezze, il parlare diverso; in lode sua avevano eretto chiese ed in Palestina un ospedale, sobrio nello splendore; notte e giorno accoglieva pellegrini dell'Occidente; "Chi sono i nobili fondatori?" - si chiedevano " I mercanti di Amalfi", la risposta in lingue differenti».
Si, ha ben ragione Rogers.
Come, d'altronde, è necessario ricordare il nobile mercante Mauro, ricco e generoso, che fondò due ospizi, ospedali in Oriente, per i pellegrini e i mercanti: uno ad Antiochia di Siria, ed un altro a Gerusalemme (proprio quell'ospedale che vide Gerardo Sasso primo priore), nonché la chiesa di S. Maria, detta "della Latina", per distinguerla da altre chiese cristiane di rito greco - ortodosso.
Mauro donò porte di bronzo anche alla famosa Abbazia benedettina di Montecassimo, dopo che l' abate Desiderio, poi divenuto Papa Vittore III, le ebbe visitate ed ammirate ad Amalfi, durante un soggiorno il cui scopo era stato quello di acquistare, per il giovane imperatore tedesco Enrico lV, preziose stoffe di porpora, di sicuro un regalo di lusso.
Mauro da vecchio si fece monaco e fu accolto in quell'Abbazia di Montecassino di cui era stato così generoso benefattore.
Il figlio Pantaleone Comite non fu da meno del padre: egli donò porte di bronzo non solo al Duomo di Amalfi, ma anche alla chiesa romana di S. Paolo fuori le mura e al Santuario pugliese di Monte S. Angelo sul Gargano. Pantaleone fu anche un uomo di cultura: nella sua ricca casa a Costantinopoli ospitava poeti e letterati, di cui faceva tradurre dal greco al latino, le opere. Fu un uomo d'affari e d'armi: partecipò con navi amalfitane, assieme alla flotta genovese e pisana, all'assedio di Almahdia, a sud di Tunisi; fu anche abile diplomatico, benché sfortunato: accolto alla corte imperiale di Bisanzio, ebbe rapporti anche con la corte imperiale tedesca.
Pantaleone fu, quindi, un uomo in anticipo sui suoi tempi e, per molti versi, ricorda i grandi mecenati, gli accorti signori e gli audaci condottieri rinascimentali.
Dal IX all'XI sec., eccetto Venezia, non c'era in tutta l'Europa mediterranea alcun'altra città che potesse reggere il paragone con Amalfi. Sia Amalfi che Venezia, nei secoli bui della invasioni barbariche, erano rimaste fedeli all'impero romano d'Oriente, e, quindi, i mercanti veneziani ed amalfitani godevano di posizione di favore nei territori medio-orientali dell'impero e, soprattutto, nella capitale Costantinopoli.
Ma il commercio con l'Oriente bizantino non si comprende se non si considerano anche e soprattutto gli stabili e capillari scambi con il mondo arabo, in Sicilia e nell'Africa settentrionale ( Tunisia ed Egitto). I porti arabi dell'Africa del nord rappresentavano i mercati più vicini e remunerativi ed amalfitani in gran numero vi vivevano; attraverso lo stretto di Messina, navi amalfitane potevano raggiungere l'Egitto ed il mediterraneo orientale, sostando nelle stazioni commerciali di Palermo e Messina, anch'esse conquistate dagli Arabi.
Tutto questo grazie ad una politica di pacifica coesistenza, di collaborazione, di amicizia.
Pertanto, Guglielmo di Puglia, nel sec. XI, afferma: «In ogni terra questa città di maraviglia è nome».
Meraviglia legata anche al senso di responsabilità che gli amalfitani, grazie ai monaci benedettini, praticavano nell'ospedale di Gerusalemme, verso poveri e pellegrini: in questo contesto superba emerge la figura di Frà Gerardo de Saxo, che, arrivato in terra Santa con una nave della sua famiglia di mercanti principi di Scala, si distinse per il suo spirito di carità, che volle mettere al servizio dei pellegrini e per i buoni rapporti instaurati con il Califfo d'Egitto.
Gerardo ebbe doti organizzative, grande carità, influenza politica, militare e religiosa.
Giacomo di Vitry lo chiama: «Uomo di santa vita e di esemplare religione». Egli diede impulso ad un nuovo ordine religioso di cui fu fondatore: «L' ordine degli Ospedalieri e S. Giovanni a Gerusalemme», che ancora oggi esiste col nome «Cavalieri di Malta».
Rievocando, quindi, alcuni esempi più gloriosi dell'Antica Repubblica, noi amalfitani del terzo millennio, non vogliamo ricordarli con nostalgia e malinconia, ma vogliamo recuperare ed attualizzare questi messaggi di cosmopolitismo: Amalfi è non solo capitale del sole e della storia, ma anche del cuore, della simpatia, dell'amicizia, del pellegrinaggio, dell'amore.
Crocevia della storia, luogo del confronto fra culture diverse nel tempo, ora vuole riappropriarsi di questo primato, proclamandosi Amalfi, città solidale.
Con questo aggettivo, questa città intende dare un segnale positivo di valenza educativa, rispetto a problemi, che riguardano non tanto la carità, quanto la giustizia.
Il problema della disuguaglianza, infatti, e di come superarle, è responsabilità di tutti e va gradatamente assunto da ciascuno. Guardare ed operare per i problemi lontani non significa trascurare le povertà locali, ma affinare maggiormente la sensibilità non solo dei singoli, ma della collettività, per ogni forma vicina o lontana di povertà e ingiustizia.
Riflettendo su alcuni dati si può rilevare la differenza abissale tra il benessere delle nostre zone e la povertà dei paesi del sud del mondo ove circa 40 milioni di persone sono attualmente a rischio di morte per fame, il 22% dei bambini muore prima dei cinque anni, 113 milioni di bambini non vanno a scuola, 860 milioni di adulti sono analfabeti. E si potrebbe continuare all'infinito nell'evidenziare queste situazioni di miseria che sono lo specchio del nostro egoismo e della nostra indifferenza.
Amalfi desidera ripristinare gli antichi valori; vuole ritornare idealmente al passato per proiettare i meriti dei suoi antenati in un futuro più ricco di speranze.
E' questo l'obiettivo specifico di questo Convegno: ogni individuo si riconosca e sia consapevole del suo senso di appartenenza alla Comunità dell'essere umano.
Amalfi, città solidale non vuole essere soltanto una frase racchiusa in un bozzetto ideato per l'occasione; questo è infatti un LOGO, destinato ad uscire dalla nostra città: con esso Amalfi propone un gemellaggio virtuale con tutti i comuni d'Italia che vorranno adottarlo, aderendo all'iniziativa. La croce di Malta, perciò con il sovrastante Arcobaleno, dovrà virtualmente unire tutte la città che nella solidarietà si riconoscano. Ci auguriamo che, in tempi brevi, si possa costituire un fondo nazionale, destinato periodicamente a favore di ogni povertà vicina e lontana, sulla base di richieste mirate alla realizzazione di progetti. A tale scopo Amalfi si candida ad ospitare, annualmente, il "Forum delle città solidali", per dare attuazione concreta a questo che oggi è un progetto, ma che mi auguro possa diventare presto una splendida realtà.
Prof.sa Emilia Vecchi
Assessore alle politiche sociali
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