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Il Convegno del 2005 Documenti |
Illustri ospiti, autorità, esponenti del mondo associazionistico e missionario, cittadini, appena due giorni fa, Amalfi ha dato il via alle celebrazioni della cinquantesima edizione della Regata Storica. Un evento che unisce le quattro città, in lotta tra loro nei tempi dell'oscuro MedioEvo e oggi, fianco a fianco, come esempio di coesione e di pace. Per questo, l'appuntamento odierno con la solidarietà non è altro che la riproposizione, in chiave moderna, di uno dei tasselli più importanti di questo storico mosaico costruito nel tempo e tra le cui figure, più rappresentative, spicca quella del frate ospedaliero Gerardo de Saxo. Un modello di impegno e dedizione al di là delle religioni e delle appartenenze. Oggi non c'è bisogno di guardare i ghiacciai che si sciolgono per capire che c'è un rapporto diretto tra quegli effetti climatici e la qualità della vita che noi viviamo, la qualità dell'aria che respiriamo, l'altezza dei nostri mari. Non c'è bisogno di risalire a letture teoriche complesse per capire che c'è un legame tra il destino dei nostri figli e la condizione di vita di miliardi di persone in giro per il mondo, per i quali il problema è quello di riuscire a trovare da bere, da mangiare. Non c'è bisogno di aiuto per comprendere il dramma di quelle centinaia e centinaia di milioni di bambini che vivono in una condizione di difficoltà ad andare a scuola, a trovare una ciotola di riso. L'ultimo rapporto sullo sviluppo umano dice che in 26 paesi, soprattutto paesi africani, la ricchezza è diminuita invece di crescere. In molti di questi paesi l'aspettativa di vita media è compresa tra i 38 e i 40 anni. Perciò, si fugge verso paesi in cui l'aspettativa di vita è almeno del doppio, come nel nostro, anche attraversando il mare a piedi. Chiunque di noi si trovasse nella stessa condizione lo farebbe. Non è vero, dunque, quello che ci siamo sempre detti: che in fondo la globalizzazione aveva delle contraddizioni ma progressivamente introduceva elementi di equità e giustizia. La drammaticità del caso africano non può e non deve lasciarci indifferenti perché ci riguarda da vicino. Ed è un miracolo che l'Africa non abbia ancora risposto in modo disperato. E' tempo quindi dei sì, per tutti noi, anche per i più egoisti. L'Occidente non può rispondere con un doppio no alla povertà nel mondo: il no che pronuncia quando vede arrivare le carrette di persone che fuggono dal loro destino e quello che si oppone nell'aiutare questi paesi a poter crescere. Schiavitù e colonizzazione ci sono stati anche in altri continenti, ma solo in Africa ha avuto delle conseguenze così durevoli. Ora tutti invocano lo sviluppo, ma uno sviluppo eccessivamente rapido non farebbe altro che provocare infelicità e frustrazione perché la stragrande maggioranza dei Paesi africani non sono dotati delle infrastrutture adeguate. Ma se il progresso è inteso solo come crescita economica, l'Africa sarà sempre destinata ad avere bisogno di aiuto. La vera ricchezza di questo continente è però il suo popolo. Non esiste uno sviluppo in sé, esistono uomini sviluppati che producono benessere. Ma per fare questo ci vogliono formazione, metodologia, lavoro. In una parola, educazione. Ed è questo di cui l'Africa ha urgentemente bisogno. Utopia? Forse, no. C'è una bellissima frase di uno scrittore uruguaiano che si chiama Edoardo Galeano. Parla dell'utopia e dice che è come un punto dell'orizzonte. Cammini e non arrivi mai. Man mano che ti avvicini, esso si sposta. E la domanda che si pone Gallano è questa: "A che cosa serve l'utopia?" Serve esattamente a continuare a camminare. Camminiamo perciò insieme e avvicineremo un mondo migliore. dr. Antonio De Luca |
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